Da diversi anni le campagne politiche si giocano su di un nuovo terreno di scontro: quello dei social. Dapprima guardati con sospetto dai politici (diversi candidati, tra cui i democratici Riccardo Illy e Luigi Zanda, solo per citare i più noti, non dispongono ancora di un account Facebook e Twitter), sono finiti col diventare naturale propaggine dei media conosciuti, soprattutto nelle ultime ore che precedono il voto, quando la legge sulla par condicio silenzia televisioni, radio e quotidiani.
Sono naturalmente diverse le strategie con le quali, soprattutto i leader, si approcciano al “nuovo” mezzo. Nei prossimi giorni e fino alle politiche 2018 del 4 marzo StartupItalia! proverà, anche grazie all’aiuto dei dati raccolti da the fool – the digital reputation company, ad analizzare come avviene la campagna elettorale social dei singoli candidati, dai big di partito a quelli meno conosciuti ma, non per questo, di minor interesse per il cittadino.
Nell’attesa che si definiscano le liste (depositate proprio in queste ore), che determineranno il nostro raggio di studio e di azione, è già possibile sondare quanto fatto, negli ultimi giorni, dai principali segretari di partito.
Le curiosità non mancano. Potete seguire tutto il flusso dei messaggi social dei candidati in diretta sul nostro Social Wall di #Italia2018

Il rumoroso silenzio di Matteo Renzi

Per esempio, stupisce il relativo silenzio stampa in cui erano caduti i profili Twitter e Facebook dell’ex premier, Matteo Renzi. Il segretario del Pd, infatti, noto per i suoi cinguettii all’alba quando ancora vestiva i panni del presidente del Consiglio, per una settimana, dal 21 al 28 gennaio, non ha twittato alcunché. Sembra quindi che il tentativo, di cui parlano diversi osservatori, di “spersonalizzare” (o “de-renzizzare”) la campagna elettorale del Partito Democratico nelle politiche 2018 passi anche dai social.

 

Un dato molto interessante soprattutto alla luce del fatto che, nel medesimo periodo, abbia invece continuato a twittare con regolarità il premier uscente, Paolo Gentiloni, presunto presidente del Consiglio in pectore in vista di possibili governi delle larghe intese. Insomma, Renzi, giudicato da alcuni eccessivamente “divisivo” starebbe nelle retrovie per non danneggiare la corsa di un personaggio considerato dal mondo politico e dall’elettorato molto più moderato. A riprova di ciò, l’ex “rottamatore” è riapparso sui media in compagnia delle sue nonne, come se di colpo colui che aveva suonato la carica della rivoluzione giovanile avesse riscoperto il valore della terza età.

Dopo i giorni infuocati delle candidature, stamattina sono andato a trovare le mie nonne. Fantastiche: 98 anni Maria, 88…

Geplaatst door Matteo Renzi op zondag 28 januari 2018

Berlusconi moderato contro i 5 Stelle

“Moderazione” sembra la parola d’ordine di queste politiche 2018 anche per un altro segretario illustre: Silvio Berlusconi. Il presidente di Forza Italia, sulla cui sorte politica pende ancora la sentenza di Strasburgo, twitta e posta a spron battuto messaggi sereni e rassicuranti che si accompagnano ad altri, di diverso tenore, contro Movimento 5 Stelle. Lo storytelling dell’ex Cavaliere lo vuole calato nei panni del padre nobile del proprio partito, figura saggia e rincuorante da intendere in netta antitesi rispetto all’avversario definito “dilettante” e di derivazione “comunista”.
Netta la contrapposizione comunicativa vista finora rispetto al Pd: mentre tra i Dem Renzi sembra avere fatto un passo indietro per lasciare spazio agli altri big del partito, in Forza Italia si staglia su tutti, anche sui social, la figura di Berlusconi, che infatti lega ancora una volta, fin dal suo nome all’interno del simbolo, le proprie sorti a quelle del partito.

Di Maio e i post che rimandano altrove

Particolare è l’utilizzo che il candidato premier pentastellato, Luigi Di Maio, fa dei propri account Facebook e Twitter. I suoi interventi si limitano infatti a rilanciare contenuti pubblicati altrove (di norma sul blog delle Stelle), o immagini che riportano la sua agenda nelle piazze e nelle trasmissioni televisive. Insomma, a sorpresa, visto che il MoVimento è nato in Internet, la comunicazione social del suo principale esponente appare meno “confezionata” per Twitter e Facebook, fungendo da rimando a modi di propagandare più canonici come blog e comizi.

La logorrea social di Salvini

Chi sfrutta fino in fondo le possibilità offerte dai social, invece, è Matteo Salvini, leader della Lega e frequentatore assiduo, anche al di fuori della campagna elettorale, delle lande virtuali messe a disposizione dal Web. Il segretario del Carroccio, oltre a postare compulsivamente dall’alba alla notte fonda, appronta per i suoi elettori strumenti su misura per il mezzo usato, come immagini propagandistiche o brevi video arricchiti spesso da scritte in sovrimpressione.

Del resto, come ha scritto su Facebook il direttore di TGLa7, Enrico Mentana, “Salvini, a differenza di altri, non è padrone di casa in nessun mezzo di comunicazione, non ha una tv, non ha un giornale, non ha un blog. Ha radio Padania, e basta. E poi ha se stesso”. E, infatti, sta puntando tutto sulla sua figura e sull’iper-presenzialismo in ogni media, tradizionale e non.

La discesa in campo della Seconda carica dello Stato

Dalla parte opposta, anche Pietro Grasso, capofila per Liberi e Uguali, ha dismesso da qualche tempo il proprio ruolo di presidente del Senato per indossare le vesti del candidato premier: i suoi interventi social si sono infatti intensificati e hanno perso via via il carattere istituzionale a favore di quello propagandistico.

È successo quello che avevamo previsto: il PD ha cambiato volto. Spetta a noi tenere alti i valori della sinistra e del…

Geplaatst door Pietro Grasso op zondag 28 januari 2018

Le immagini poco social di Meloni

Anche Giorgia Meloni, numero 1 di Fratelli d’Italia, è una presenza costante su Internet. La sua strategia comunicativa in queste politiche 2018 sembra simile a quella di Di Maio: agli interventi studiati ad hoc per Facebook e Twitter preferisce pubblicare immagini o linkare ad altre fonti (al suo sito o ad articoli di giornale). La qualità delle foto però non è sempre all’altezza del mezzo: discutibile, per esempio, la scelta di postare ben 4 immagini in cui vengono riportati i 15 punti del proprio programma elettorale: troppe scritte e anche troppo piccole. Pochi internauti si soffermano di fronte a simili colate di caratteri, soprattutto se si considera che molti navigano da cellulare. Già più convincenti, invece, i mini video con grafiche apposite.

Geplaatst door Giorgia Meloni op donderdag 25 januari 2018

 

Insomma, la comunicazione social dei vari candidati (per esigenze di sintesi, ci siamo limitati ai principali, ma avremo tempo per passare in rassegna anche i profili degli esponenti minori) è variegata e mai lasciata al caso. Per tutto il mese di febbraio e fino al giorno delle politiche 2018 tenteremo di capire in che modo sarà portata avanti e se influirà sul risultato consegnato dalle urne perché, non bisogna dimenticarlo, l’Italia è un Paese anagraficamente vecchio quindi, a dispetto dell’impegno profuso sul Web, la partita decisiva potrebbe giocarsi, ancora una volta, su media più tradizionali. Questo naturalmente dipenderà anche dall’età media degli aderenti al partito che spaventa davvero tutti: quello del non-voto.

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