I recenti avvenimenti di Macerata hanno fatto entrare, nel modo più prepotente possibile, il tema della “sicurezza” nella campagna elettorale delle politiche 2018.

Si è così scatenata tra i principali esponenti politici una vera e propria “rincorsa alla militarizzazione del Paese”.

Silvio Berlusconi, per esempio, è tornato a riproporre a più riprese il “poliziotto di quartiere”, questa volta declinato anche con la divisa dell’Arma.

Il segretario del Pd, Matteo Renzi, non potendo lasciare la palla nel campo avversario, ha rilanciato la posta con l’assunzione annuale di 10mila nuovi appartenenti alle forze dell’ordine:

Tornando a destra e guardando allo schieramento di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni si spinge oltre e, oltre a promettere 20mila nuove assunzioni, dotazioni adeguate e stipendi dignitosi, dichiara di volere rimettere mano alla contestata legge “sulla tortura” che, a suo dire, limiterebbe in qualche modo l’agire di polizia e carabinieri:

I 5 Stelle si tengono lontani dalla polemica politica ma intervengono comunque sul problema della sicurezza, proponendo il tema declinato alla loro maniera, con un intervento della professoressa Paola Giannetakis, analista comportamentale e criminologa, focalizzato più sull’uso dell’alta tecnologia e sulle smart city:

Non spende parole sulle forze dell’ordine il numero 1 della Lega, Matteo Salvini, che però esige da tutti il rispetto delle regole:

Va invece oltre il suo compagno di partito candidato per il Consiglio regionale lombardo Emmanuele Monti, con un post di propaganda elettorale rimosso subito dopo la pubblicazione ma prontamente screenshottato dal direttore del TGLa7, Enrico Mentana:

A sinistra, offre una lettura differente dei fatti di Macerata il frontman di Liberi e Uguali, Pietro Grasso:

L’ex magistrato non interviene nella discussione sulla necessità di potenziare le forze dell’ordine e nemmeno sul tema dell’immigrazione ma restituisce il problema nel campo delle destre sotto forma di un ritorno strisciante di fascismo e odio xenofobo.