La legislatura che ci apprestiamo ad archiviare, la diciassettesima di questa Repubblica, si è distinta per un fenomeno piuttosto curioso: i veri protagonisti della discussione politica (Berlusconi per il centrodestra, Renzi per il centrosinistra e Grillo per M5s) siedono tutti fuori dal Parlamento.

L’ex Cavaliere è stato dichiarato (ed è tutt’ora) incandidabile per effetto della legge Severino, l’attuale segretario del Pd all’epoca delle politiche del febbraio 2013 era ancora sindaco di Firenze (anche se aveva già iniziato la sua scalata esterna a quella che Bersani definiva “l’azienda”) mentre il comico genovese non era candidato, anche perché sprovvisto dei requisiti dettati dal suo stesso Movimento.

Una situazione perfettamente in linea col dettato costituzionale, che consente di pescare il presidente del Consiglio anche tra i non eletti, ma in contrasto con la vulgata creata negli ultimi anni dai fautori del bipolarismo, che aveva indotto gli italiani a credere che con il voto si potesse scegliere direttamente la figura del premier (tant’è che in quasi tutti i simboli di partito ormai campeggiano i cognomi dei segretari accompagnati dalla scritta “presidente”).

Dentro o fuori?

Le politiche 2018 ripresentano uno scenario ugualmente confuso: il ruolo di Silvio Berlusconi rimane un mistero: ora padre nobile, ora allenatore, ora collante di una coalizione che fatica a restare unita, si sta spendendo senza tregua non solo come rappresentante di Forza Italia, ma anche in qualità di federatore di questo nuovo soggetto politico che ricorda, vagamente, il Popolo delle Libertà (con Fratelli d’Italia di Meloni al posto di Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini e, satellite, la Lega di Salvini al posto della Lega Nord di Umberto Bossi).

Nel caso in cui i giudici di Strasburgo gli riconsegnassero l’agognata agibilità politica, il suo potrebbe essere il nome che il centrodestra, in caso di vittoria, esprimerà al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, come possibile Presidente del Consiglio (scenario difficile anche per i veti incrociati dei suoi alleati, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, tuttavia non impossibile a seconda del risultato che le urne consegneranno il 5 marzo).

Matteo Renzi, per la prima volta candidato al Parlamento, sta tuttavia tenendo a freno il suo innato protagonismo: scalpita nelle retrovie ma evita di personalizzare troppo la campagna elettorale per non danneggiare ancora il Pd, dato da tutti i sondaggi come inseguitore. In una intervista a Repubblica di oggi pare comunque avere ufficializzato il fatto che sia lui il candidato premier per i Dem.

Beppe Grillo, dal canto suo, sembrava essere l’unico che aveva fatto chiarezza sul suo posizionamento: lo scorso 15 settembre 2017, infatti, annunciando le primarie, dichiarava dal suo blog che il candidato premier sarebbe stato anche capo di Movimento 5 Stelle. Passo indietro? Passo di lato?

Il 31 dicembre, sempre sul suo blog, all’epoca ancora house organ dei pentastellati, scriveva: «Mentre il blog delle stelle si occuperà sempre di politica locale e internazionale, quindi dei nostri parlamentari e dei nostri portatori di beneficio alla nazione, i nostri portavoce, il blog beppegrillo, ossia io, andrò un po’ in giro per il mondo con video, conferenze».

I balletti di Beppe Grillo

Negli ultimi anni, tra passi indietro e passi di lato, Grillo ha compiuto una caotica danza attorno alla sua creatura politica. Eppure questa volta l’addio sembrava definitivo. Tant’è che il 23 gennaio scorso – cioè poche settimane fa – inaugurava così il nuovo blog: «Inizia adesso un’avventura straordinaria di liberazione, di mente, di fantasia, di utopie, di sogni, di visioni. Io andrò in cerca di folli, di artisti, mi piace avere dei punti di vista, ma di idee, perché io sono stufo delle opinioni». Parallelamente, il candidato premier Luigi Di Maio si recava al Viminale per registrare il nuovo simbolo di M5s per le politiche 2018 nel quale l’unica novità era l’indicazione del nuovo blog: ilblogdellestelle.it.

Grillo, non gambero

Insomma, Beppe Grillo è definitivamente uscito di scena? Ha compiuto quel passo indietro più volte annunciato e più volte smentito? Così parrebbe, e infatti, nel costruire questo portale dedicato alle politiche del 4 marzo abbiamo deciso di non includerlo tra i protagonisti del nostro Social Wall, confidando nel fatto che si fosse realmente ritirato a vita privata. Eppure…

Eppure, proprio a livello social (che poi è il profilo che ci interessa maggiormente dato che #Italia2018 analizza la campagna elettorale vista da Twitter, Facebook e Instagram) il tanto sbandierato passo indietro pare non esserci mai stato.

E le Stelle stanno a guardare…

Lo si può intuire da un piccolo, ma significativo, particolare: andando su ilblogdellestelle.it e cliccando sulle iconcine social poste in alto a destra, il sito rimanda non agli account ufficiali del Movimento, ma alle pagine Facebook, YouTube e Twitter del suo fondatore: Beppe Grillo.

Questo nonostante Movimento 5 Stelle disponga di pagine autonome: twitter.com/mov5stelle,  facebook.com/movimentocinquestelle e youtube.com/user/M5SParlamento.

Certo, rispetto a Grillo, le pagine ufficiali scontano una notorietà decisamente inferiore. Il comico genovese su Twitter è seguito da 2,52 milioni di persone, la pagina di M5s “appena” da mezzo milione; il canale YouTube di Grillo conta 282.391 iscritti, quello del Movimento 146.169, mentre su Facebook il rapporto è di 1.989.639 Like per il primo contro 1.135.268 per la pagina ufficiale del “partito”.

Questo blog non è un albergo (a 5 Stelle)

Ciò che stupisce, però, è appunto la permanenza di questi link, in netto contrasto con quanto dichiarato finora da Beppe Grillo. Anzi, se dovessimo riprendere il post apparso sul blog a metà settembre, dato che il candidato premier è contemporaneamente capo del Movimento, quei pulsanti dovrebbero semmai rimandare alle pagine social di Luigi Di Maio.

Invece, per paradosso, sono proprio le pagine Facebook e Twitter di Di Maio a rimandare di continuo a ilblogdellestelle.it che però per la comunicazione social perseguita a rinviare ai canali di Beppe Grillo, incurante del passo indietro del fondatore. Chi è dietro a chi?

Errore in buona fede? Dimenticanza? Difficile da credere, considerato che Movimento 5 Stelle nasce, cresce e ha fortuna su Internet e ancora oggi sfrutta il web con impareggiabile dimestichezza, soprattutto a confronto con gli avversari politici.

L’unica spiegazione plausibile è che il fatidico passo indietro o passo laterale di Beppe Grillo non sia mai stato fatto, almeno sui social. Che poi sono la prima casa di Movimento 5 Stelle.