Se ne era già parlato qualche settimana fa, a inizio dicembre, quando il Museo Egizio di Torino aveva lanciato l’iniziativa “Fortunato chi parla arabo” che prevede sconti per i “nuovi italiani”. Poi il tema, fiutato come incandescente, è stato ritirato in ballo da Fratelli d’Italia negli ultimi giorni, forse per sfruttare l’onda lunga di Macerata che, secondo i sondaggi, ha ridotto i consensi per il centrosinistra e ha portato il vento in poppa nelle vele della destra, soprattutto alla Lega.

Fratelli d’Italia ha così deciso di prendere di petto la questione, affrontando a muso duro il direttore del Museo, in qualche modo colpevole, a detta di Giorgia Meloni, di “razzismo” nei confronti degli altri italiani, quelli vecchi, che non parlano l’arabo ma al più tartagliano qualche parola in inglese. Il risultato sarebbe dovuto essere ben più forte di un manifesto elettorale, ben più persuasivo di qualsiasi slogan, invece si è rivelato un clamoroso boomerang.

La rabbia di Meloni si è scontrata contro la gentilezza e l’affabilità di Christian Greco, numero 1 del museo, uscito dai suoi uffici per incontrare quel capannello di persone davanti all’ingresso con lo striscione “No all’islamizzazione”. L’uomo, infatti, senza perdere mai il sorriso, ha spiegato le sue ragioni, ricordando tutti gli altri bonus previsti ciclicamente dal museo (come quello rivolto alle coppie nella giornata di San Valentino), l’assenza di finanziamenti statali e il fatto che, in quattro anni, i bilanci siano passati da 3 a 12 milioni di euro, sottolineando anche che i beni esposti, in ultima istanza, appartengono all’Egitto.

Nel giro di pochi minuti, il direttore Christian Greco  è diventato un vero e proprio “eroe del web”: il video è stato rilanciato migliaia di volte su Facebook e su Twitter, con tanto di campagna di solidarietà che è arrivata a smuovere l’attuale Ministro dei Beni e delle attività culturali, Dario Franceschini.

Forse anche per questo, comprendendo la possibile débâcle, Giorgia Meloni ha preferito soprassedere sul suo scontro con il direttore, limitandosi a postare (e solo sulla sua pagina Facebook) il video del sit-in.

L’affronto, però, non è stato fatto passare sotto silenzio. Nella giornata di ieri, infatti, si è diffusa sulle agenzie la notizia dell’intenzione (dal pungente sapore della minaccia) di Fratelli d’Italia di cacciare il direttore Greco in caso di vittoria elettorale. Federico Mollicone, responsabile nazionale comunicazione di Fratelli d’Italia, avrebbe infatti dichiarato: «Stiano tranquilli il direttore Greco e gli estensori dell’anacronistico appello: una volta al governo Fratelli d’Italia realizzerà uno dei punti qualificanti del proprio programma culturale che prevede uno spoil system automatico al cambio del Ministro della Cultura per tutti i ruoli di nomina, in modo da garantire la trasparenza e il merito, non l’appartenenza ideologica».

Senonché, è stato subito fatto notare che quella nomina non rientra tra i poteri dell’esecutivo, nemmeno uno futuribile a guida Fratelli d’Italia: la responsabilità del museo è dell’apposita Fondazione, il governo ha possibilità solo di nominare uno dei 5 membri del CdA, gli altri sono divisi tra comune di Torino, Regione Piemonte, la Compagnia di San Paolo e la Fondazione CRT.

Forse anche per quello, e per la nuova ondata di sdegno che si è condensata sui social, che sull’account Twitter di Fratelli d’Italia è subito comparsa la rettifica («Non ho mai scritto di voler cacciare nessuno, tanto meno il direttore del museo egizio» ) con tanto di nuova minaccia, questa volta però rivolta ai giornalisti: […] «se qualcuno pensa di attribuirmi affermazioni che non ho fatto dovrà rispondere in tutte le sedi».

Qui non interessa venire a capo della faccenda: scoprire se quelle parole siano state o meno mai pronunciate. È più interessante sottolineare, a livello comunicativo, l’insuccesso di una campagna elettorale nata male, nel disinteresse degli italiani, proseguita peggio (con uno scontro tra Meloni e il direttore conclusosi a favore di quest’ultimo, almeno secondo il “popolo della Rete) e finita nel modo più barcollante, sibilando minacce vere o presunte ma certamente ritrattate, chiarificate e specificate.

Comunque la si pensi, l’inciampo c’è stato, la comunicazione ha tradito chi l’ha propagandata. Il risultato è stato un polverone che ha travolto solo chi lo ha sollevato. Questo, soprattutto, grazie alla flemmatica maestria del direttore del Museo Egizio di Torino che ha dimostrato ai politici quale sia il modo più efficace di comunicare le proprie idee. E se la lezione, ai forsennati twittatori della classe dirigente, arriva da chi vive circondato da mummie e da sarcofagi, forse è il caso di preoccuparsi.