Gli amanti del grande Faber dovevano ancora digerire il controverso Principe libero, il film sulla vita del cantautore genovese andato in onda il 13 e il 14 febbraio e, all’improvviso, Matteo Salvini ha deciso di postare su Facebook un messaggio d’amore a Fabrizio De André. Ed è stato troppo anche per chi, in fondo, era disposto a passare sopra l’accento romanesco di Luca Marinelli – per due serate e tre ore di pellicola calato nei panni del cantante – o a perdonare il fatto che nel film non si facesse minimo accenno alle idee politiche alla base delle canzoni, riducendo il tutto alla classica fiction di Rai Uno.

Deve essere stato difficile resistere alla tentazione di non fare pesare al leader della Lega la differenza ideologica che separa lui dal cantante ha dato “voce agli ultimi, ai vinti, ai fragili, ai perdenti“, per usare le parole di don Gallo. E infatti in poche ore l’account del frontman leghista è stato subissato da centinaia di interventi.

“Quanti «Geordie» o «Michè», «Marinella» o «Bocca di Rosa» vivono accanto a me, nella mia città di mare che è anche la tua. Anch’io ogni giorno, come prete, «verso il vino e spezzo il pane per chi ha sete e fame». Tu, Faber, mi hai insegnato a distribuirlo, non solo tra le mura del Tempio, ma per le strade, nei vicoli più oscuri, nell’esclusione” scriveva il sacerdote dai forti ideali comunisti, che fu partigiano.

Anche Salvini fu comunista. A modo suo. E forse le sue simpatie adolescenziali per Faber che si trascina ancora dietro nascono proprio da qui. Nella seconda metà degli Anni ’90 fu esponente dei “comunisti padani” della giunta milanese guidata da Formentini.

Ora non lo è certamente più. Quando parla dei migranti, dei “ladri, assassini e del tipo strano” (quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano) non lo fa certo con toni misericordiosi. Difficile rintracciare nei suoi post, nei suoi cinguettii, il messaggio che Faber aveva tentato di consegnare al mondo per mezzo del suo “vangelo laico”. Una buona novella sacra e profana nella quale al centro della scena si trovano, per una volta, gli emarginati. Anche nella propaganda di Salvini gli emarginati, soprattutto immigrati, sono costantemente al centro, ma per motivi meramente politici e per veicolare messaggi di tutt’altro tipo,

Fabrizio De André idealizzava le meretrici, i diversi, gli individui al bando della società per amore di giustizia. Matteo Salvini, nella sua propaganda quotidiana, si posiziona esattamente agli antipodi, rafforzando tutto ciò che il cantautore ligure odiava nella politica. E il web, immancabilmente, lo fa notare.

Il risultato è stato dunque un post subissato da critiche più o meno feroci, più o meno pungenti, con le quali lo sterminato popolo del web ha fatto a notare al leader della Lega l’incoerenza del suo messaggio. Tuttavia, non è la prima volta che Salvini cita Faber e non è la prima volta che si becca come risposta un gigantesco moto di nausea collettivo.

Era già successo lo scorso ottobre, quando Matteo Salvini si era spinto oltre, e Faber lo aveva persino cantato. Per di più a Genova. Anche in quell’occasione il popolo di Internet aveva espresso i medesimi dubbi. Erano nate le stesse polemiche. Quindi è lecito chiedersi se non sia stato fatto apposta e se Salvini, incredibilmente attivo sui social, troppo scaltro per cadere in simili trappole, non abbia fatto proprio un detto di Oscar Wilde: “nel bene o nel male, purché se ne parli”. In quel caso, però, il ricordo del grande cantautore genovese, tirato per il bavero della giacca all’interno della  farsesca campagna elettorale 2018, sarebbe stato ulteriormente strumentalizzato.