A meno di due settimane dal voto del 4 marzo, #italia2018 si concentra sulle attività social di partiti e candidati per tentare di capire cosa dicono e come lo dicono. I lettori potranno seguire in tempo reale l’evolversi della situazione andando alla nostra pagina Politici e Social. I nostri focus saranno settimanali, così da tracciare non solo le parole calde della campagna elettorale, ma anche l’evoluzione della discussione, nel tentativo di fare emergere, se c’è, una ideologia di fondo differente a seconda del candidato, ma anche di capire quanto spazio venga dato a proposte e programmi e quanto sia invece sterile propaganda elettorale. Nella prima parte di queste analisi ci siamo concentrati sugli esponenti delle coalizioni di centrodestra e centrosinistra. Quest’oggi invece analizzeremo il “traffico social” dei candidati dei partiti che corrono in solitaria: Luigi Di Maio di MoVimento 5 Stelle e Pietro Grasso di Liberi e Uguali.

Partiamo da un dato: dall’inizio dell’anno i nove candidati che abbiamo censito, uno per schieramento (per Forza Italia abbiamo preso Silvio Berlusconi anche se incandidabile perché maggiormente rappresentativo) hanno generato un traffico di 15.566 post e tweet. Un numero considerevole, non equamente ripartito.
I più attivi sono infatti i rappresentanti del centrodestra e della destra: Matteo Salvini svetta dall’alto dei suoi 1.053 interventi, segue Silvio Berlusconi a quota 745, quindi Giorgia Meloni (481). Raffaele Fitto, quarta gamba della coalizione, chiude la rassegna con 245 post.

Più dormiente la coalizione di centrosinistra. Matteo Renzi nel 2018 si è quasi eclissato (questo lo avevamo già evidenziato in altre analisi) e infatti viene superato dall’alleata Emma Bonino: 229 a 373 interventi. Beatrice Lorenzin ha postato appena 141 contenuti in oltre un mese. Al momento non abbiamo campionamenti relativi a Insieme anche per difficoltà nel rintracciare un esponente cui abbinarlo: dalla prossima settimana prenderemo in considerazione il socialista Riccardo Nencini.

Sul fronte di MoVimento 5 Stelle, Luigi Di Maio ha fatto 438 interventi, mentre Pietro Grasso, frontman di Liberi e Uguali, 162. Peraltro, la cannibalizzazione degli spazi online da parte dei rappresentanti del centrodestra è significativamente rappresentata dalla nostra raccolta di top hashtag: #Salvini, #ForzaItalia, #elezioni2018, #4marzo, #FlatTax. Tre su 5 (Salvini, Forza Italia e Flat-tax) appartengono a quell’area politica mentre i restanti due sono neutri e rimandano al voto.

Veniamo ora all’analisi delle parole più utilizzate dai singoli candidati. La rilevazione prende in esame il periodo di tempo che va dal primo mese dell’anno fino alla prima settimana di febbraio 2018.

Luigi Di Maio ha scritto 113 volte la parola “movimento”, “stelle” 109, “paese” 67, “italia” 55, “cittadini” 48, “domani” e “governo” 39, “Berlusconi” 35, “euro” 33, “liste” e “Pd” 29, “renzi” 28 e “imprese” 26. Oltre all’autoreferenzialità di rito, classica nella comunicazione propagandistica di ciascun candidato (movimento e stelle le parole più usate) è interessante notare che parte dello spirito “grillino” originario sopravviva ancora quando il leader ribadisce nei suoi post il concetto di cittadinanza (cittadini è tra le parole più ribadite). Ricordiamo infatti che, al loro ingresso in Parlamento, cinque anni fa i 5 Stelle fra loro si chiamavano “cittadini”, come i rivoluzionari francesi. Ciò si contrappone al fatto che altri termini appartenenti al “lessico grillino” siano invece caduti quasi nel dimenticatoio, almeno nel mese di gennaio: “impresentabili” ricorre solo 23 volte, “cambiare” 16. Anche i quotidiani non sembrano più nel mirino: “giornali” compare nei tweet e nei post di Di Maio appena una decina di volte. “Euro” resta invece tra le parole più utilizzate, ma cambia il contesto: prima i 5 Stelle si scagliavano contro l’Unione europea e la moneta unica; oggi sembrano avere accantonato la volontà di proporre un referendum per una “italexit” e sono meglio disposti a convivere con l’eurocrazia di Bruxelles.

 

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Le parole “domani” e “governo” lasciano intendere l’intenzione manifesta di volere governare, mentre, riguardo agli avversari politici, la comunicazione del candidato premier pentastellato pare concentrarsi su Berlusconi (scritto 35 volte) rispetto a Renzi e al Pd (rispettivamente 28 e 29 volte). Sintomo che Di Maio ha scelto il suo rivale e questi sarà Berlusconi e non Renzi. Perché? Qui si atterra nel campo delle speculazioni: innanzi tutto, perché secondo i sondaggi pubblicati fino all’ultimo giorno utile, il 16 febbraio, il Pd si troverebbe “ultimo” in classifica, dunque non avrebbe senso per Di Maio impastoiarsi battibeccando con chi insegue (per lo stesso motivo non ha più partecipato al confronto tv con Renzi, nonostante abbia commesso l’errore di proporlo). In secondo luogo, perché, con ogni probabilità, Di Maio riesce a differenziarsi maggiormente se si raffronta a Berlusconi invece che a Renzi, nel senso che, se dall’altro lato ha un ottuagenario che è stato in politica negli ultimi 20 anni, gli riesce più facile passare per il “nuovo che avanza”, per il “rottamatore” (termine preso in prestito dallo storytelling renziano) e a configurarsi come la vera novità sulla scena politica.

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Più difficile, invece, l’analisi delle parole ricorrenti del frontman di Liberi e Uguali, Pietro Grasso. Questo perché, come si è detto, nel mese di gennaio il Presidente del Senato non è risultato particolarmente attivo sui social e questo ci costringe a lavorare con numeri piuttosto bassi, dunque poco rappresentativi di quella che potrebbe essere la sua dialettica. Oltre all’autoreferenzialità di rito (liberi e uguali ripetuto 55 volte, Pietro Grasso 40), tra i termini ricorrenti troviamo: “dobbiamo” (28), “Italia” (27), “diritti” e “proposte” (25), “futuro” (24), “cittadini” (19), “lavoratori” (16), “giustizia” (14) e “tasse” (13). Pietro Grasso è il solo candidato che, almeno in base all’analisi delle parole ricorrenti, scrive e twitta sul tema del lavoro (“lavoratori” – 16 volte). Si tratta di un dato importante, soprattutto considerato il fatto che l’emergenza occupazionale, specie tra i più giovani, è e resta alta, eppure in apparenza ignorato dai maggiori esponenti politici. D’altra parte sorprende però che il termine compaia solo tra quelli meno usati dell’ex magistrato, nonostante Liberi e Uguali si collochi politicamente tra le forze di sinistra. La comunicazione propagandistica di Pietro Grasso sembra sovrapporsi a quella di Emma Bonino: entrambi infatti insistono su termini come “futuro” e “diritti”.

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E con questo si completa la prima analisi dedicata alla propaganda social dei maggiori esponenti politici. Nei prossimi giorni la nostra sezione Politici e Social continuerà ad aggiornarsi sulla base delle novità della campagna elettorale e la redazione di #italia2018 continuerà a interpretare i dati in arrivo con pubblicazioni costanti. Continuate a seguirci per sapere il modo in cui comunicano, cosa dicono e come lo dicono, i politici sui social.