A cinque giorni dal voto del 4 marzo, #Italia2018 tira le somme di quanto visto e letto in quest’ultimo mese di campagna elettorale sui profili dei candidati e lo fa affidandosi all’occhio critico di Marco Marturano, spin doctor di personalità di primo piano, docente universitario, esperto di propaganda politica nonché fondatore, presidente e amministratore di GM&P.

 

 

«Matteo Salvini ha la macchina da guerra migliore», sentenzia con sicurezza Marturano. «Ha uno staff molto preparato e lui stesso è molto attivo su ogni canale social». «Del resto» scherza il professore «su alcuni quotidiani è stato anche scritto che il motore di questo suo carrarmato sia “russo”». «Al contrario di ciò che ripete sempre» osserva Marturano «Non è vero che Salvini non abbia né televisioni, né radio: è ovunque, e questo perché è consapevole che coi social in realtà si va poco lontano, quindi appena può appare in video o si fa leggere sui giornali».

 

Renzi e Berlusconi si ritrovano a inseguire il leader della Lega». «Personalmente» sorride lo spin doctor «questo Berlusconi qui lo chiamo “Berlusconi 3.0 perché puramente “virtuale”. Parte infatti con lo svantaggio di essere incandidabile, dunque sovraffolla ogni mezzo, social inclusi, per dare spessore, quasi tangibilità, alla sua figura. Sembra un paradosso sfruttare Facebook e Twitter per essere meno virtuali, ma il mondo della comunicazione funziona con regole proprie»

 

 

Sul fronte opposto, il Partito Democratico ha dovuto impostare la campagna elettorale facendo a meno della presenza del suo segretario: «Matteo Renzi è in piena “terapia di riduzione della propria presenza”» dice scherzando Marturano. «Del resto per troppo tempo è stato accusato di voler costruire un “partito dell’Io, tramutare il Pd nel PdR [partito di Renzi ndR], ma i risultati delle amministrative e del referendum hanno imposto una sterzata comunicativa. Ora il Pd torna a parlare come “partito del Noi”: anche sul territorio si muovono gli altri, da Calenda a Gentiloni, fino ad arrivare a Delrio. Nelle retrovie restano lui e chi gli è stato particolarmente vicino, come Boschi o Lotti».

Marco Marturano

 

«MoVimento 5 Stelle presenta oggi lo storytelling più affascinante e articolato» evidenzia Marturano. «Ha due personaggi, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista [quest’ultimo non è candidato, ma si sta comunque spendendo in prima persona nella campagna elettorale pentastellata ndR] cui ha affidato il compito di calarsi in due ruoli opposti: Di Maio è il “bravo ragazzo” che va a Londra, parla agli imprenditori milanesi… un giovane-vecchio democristiano, insomma». «Di Battista» prosegue Marturano «recita il ruolo del Pierino della situazione, il risultato è che la loro comunicazione è spesso “cerchiobottista”». «Quel che è certo» rileva il professore «è che per queste politiche 2018 i 5 Stelle hanno aumentato la comunicazione tranquillizzante perché sanno che i voti si pigliano facendo leva sull’elettore moderato. I loro tweet e i loro post non sono più divertenti come prima, anzi sono spesso molto “politici”. Ma pagano anche l’assenza di Grillo che, proprio per tranquillizzare l’elettorato, ha dovuto fare un passo indietro».

«Più in generale» conclude Marturano «in questi ultimi anni nei quali la politica ha invaso i social abbiamo capito che funzionano più i video delle parole: alla fine la televisione non si batte mai, quindi soprattutto Facebook viene utilizzato dai candidati come un canale TV privato». «Rispetto alle politiche 2013, il politico magari scrive personalmente i suoi tweet e i suoi post su Facebook, mansione che fino a qualche tempo fa veniva delegato a terzi, ma in compenso lo staff si preoccupa di costruire attorno ai suoi interventi un “contesto”, uno storytelling che movimenti la pagina».

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I social hanno poi impresso una accelerazione al fenomeno della “nascita dei leader” intesa come protagonismo di poche figure carismatiche che si stagliano su partiti sempre più vuoti e spenti: «E’ innegabile» chiosa Marturano «che oggi i partiti politici su Facebook e Twitter inseguono i candidati: pubblicano poco materiale inedito, non sono gli osservati privilegiati della stampa che invece segue i vari personaggi e, quando sono attivi, si limitano a retwittare concetti espressi dai candidati o frammenti di trasmissioni in cui sono apparsi i candidati».