Nell’ultimo giorno di campagna elettorale (quest’oggi a mezzanotte scatterà il silenzio imposto dalla legge), dopo la nostra maratona live su Facebook, #Italia2018 chiude il giro di interviste con i ragazzi di Riparte il futuro. Nome e logo farebbero pensare all’ennesima formazione politica: in realtà si tratta di una organizzazione nata nel 2013 che si batte – soprattutto in Rete – per avere trasparenza nella selezione operata dalle segreterie dei partiti sui candidati e, soprattutto, avere più informazioni sui casellari giudiziari degli stessi. Riparte il futuro chiede che si possa sapere subito, senza aspettare lo scoppio di qualche scandalo giornalistico, chi sono e quanti sono gli “impresentabili” che si annidano nelle liste. A rispondere alle nostre domande in rappresentanza del progetto Federico Anghelé.

 

Puoi raccontarci il vostro progetto e le varie tappe che lo hanno caratterizzato visto che ha qualche anno sulle spalle?

Riparte il futuro è un’organizzazione no profit che si batte contro la corruzione promuovendo la trasparenza e la certezza del diritto. Il progetto volto a promuovere la trasparenza e l’accountability delle istituzioni ha inizio alla vigilia delle elezioni Politiche del 24 febbraio 2013. A questo indirizzo è possibile ripercorrere l’intera storia del progetto e le varie tappe.

 

Leggi anche: Hai perso la nostra maratona live su Facebook? Seguila ora!

 

Si parla spesso di incandidabili e si discute altrettanto spesso sull’opportunità per un politico di restare al proprio posto dopo un avviso di conclusione indagini o dopo un rinvio a giudizio: secondo voi di Riparte il futuro quando sarebbe necessario il passo indietro?

Per quanto riguarda la candidabilità, pensiamo si dovrebbe agire in tre direzioni: da una parte pretendendo dai partiti che filtrino in maniera più opportuna le candidature, privilegiando l’onorabilità dell’aspirante parlamentare o amministratore locale piuttosto che la capacità di intercettare voti a qualunque condizione ed evitando perciò di inserire nelle liste chi sia imputato o abbia condanne anche in via non definitiva per reati gravi. Dall’altra, andrebbero ristrette le maglie oggi abbastanza larghe della Legge Severino in materia d’incandidabilità, con le indicazioni più volte arrivate dalla Commissione Antimafia che ne chiede una ampia revisione. Infine, serve trasparenza: chi si candida dovrebbe autocertificare il proprio status giudiziario (e non solo) e qualora avesse omesso informazioni sul proprio conto, andrebbe sanzionato. Per quanto riguarda la decadenza, occorre trovare un punto di equilibrio tra la necessità di procedere e la legittima salvaguardia del parlamentare che, nella sua posizione, può diventare facile bersaglio (ma che può anche approfittare della sua condizione privilegiata). Non esistono facili ricette universali: anche in questo caso, noi pensiamo che prevenire, con candidature migliori, sia meglio che curare reprimendo.

 

 

Secondo Libera, l’associazione contro le mafie di Don Ciotti, il partito della corruzione non solo esiste ma è in grado di spostare il 4% dei consensi totali: come agirebbe questo “partito”?

È ormai acclarato che le organizzazioni criminali utilizzano la corruzione per avere facile accesso alle leve del potere, corrompendo funzionari pubblici, amministratori locali e politici nazionali. Il voto di scambio rimane uno strumento perversamente efficace: in cambio dei voti “indirizzati” dalle mafie vengono promessi appalti, posti di lavoro e altre opportunità per le comunità locali.

 

Leggi anche: Gotor a #Italia2018: “La precarizzazione ha bloccato la crescita e aumentato la disoccupazione, urge cambiamento di rotta”

 

Cosa sappiamo sulla bontà delle liste per le politiche del 4 marzo? Quanti profili “allarmanti” nascondono?

I media hanno pubblicato numerose liste (rilanciate anche da Riparte il futuro sul suo blog) con i nomi di candidati condannati in primo grado per reati gravi contro lo Stato (concussione, peculato, corruzione) o “chiacchierati” per i rapporti non esattamente cristallini con le organizzazioni criminali. Il problema principale è che ad oggi esistono problemi concreti che rendono difficile vagliare le candidature da parte di una commissione ad hoc: il tempo che passa tra il deposito delle liste e la loro pubblicazione è troppo limitato ed acquisire informazioni e dati è pressoché impossibile, soprattutto in assenza di un casellario giudiziario centralizzato. Anche per questo si dovrebbe insistere con accountability e trasparenza: nel primo caso responsabilizzando i candidati, che dovrebbero produrre la documentazione necessaria in presenza di condanne o imputazioni; nel secondo, mettendo online o rendendo comunque disponibili queste informazioni, in modo che eventuali omissioni o dati mendaci possano portare a una sanzione.