Tutte – o quasi – le formazioni hanno abbandonato colorazioni brillanti a favore di un colore solo: il blu. Perché? Forse la scelta è data dal fatto che programmi e ideologie sono ormai virtuali come gli Avatar di James Cameron. Oppure strizza l’occhio all’assenza dalla scena politica di grandi statisti sostituiti da un buon numero di Puffi. Ovviamente stiamo scherzando ma resta il fatto che l’uniformità cromatica è straordinaria e manda una volta per tutte in pensione la simbologia tradizionale. C’erano una volta i “rossi”, i “neri”, i “verdi” e perfino gli “azzurri” berlusconiani. Oggi ci sono solo i blu.

 

Il Fatto Quotidiano del 2 marzo

L’ultimo a vestirsi in elegante doppiopetto blu è stato MoVimento 5 Stelle. I “grillini” tentano da tempo di istituzionalizzarsi. La trasformazione definitiva la si ha avuta il primo marzo, durante la presentazione della squadra di governo. Simbolo rimasto dietro le quinte, palco da eurocrati (ilare, visto il loro rapporto con Bruxelles), tricolori un po’ ovunque e un rilassante blu notte a dominare la scena, tranquillizzare l’elettore e ufficializzare Luigi Di Maio e la sua squadra di ministri ancora in cerca se non di autore almeno di elettore che li porti al governo.

 

Anche Matteo Renzi per la sua narrazione elettorale ha optato per il blu, affiancato da un rosso che, non potendo essere acceso per non rimandare ai vessilli della sinistra che fu, appare sbiadito, spento, color mattone.

 

Matteo Salvini, leader delle camicie verdi padane, ha dismesso felpe, indicazioni geografiche, soli delle alpi per affidarsi a un unico colore: il blu notte. Sul sito salvini-premier l’erede del Senatùr appare rassicurante, in giacca e camicia, con una piccola spilletta di Alberto Da Giussano (il guerriero che campeggia tradizionalmente nel simbolo della Lega Nord, tra i pochi superstiti nella narrazione di questa nuova Lega), vedo-non-vedo, che c’è ma non disturba, anche perché per riuscire a notarla ci vogliono tutte le diottrie.

 

Insieme, che raccoglie al suo interno la qualunque (socialisti, prodiani, Verdi e Area Civica) e che non ha un leader predefinito, ha seguito gli altri e scelto come colore di riferimento, probabilmente per non fare una arlecchinata, il blu notte.

 

Persino Silvio Berlusconi che, dal 1994, si è sempre affidato all’azzurro in tutte le sue innumerevoli campagne elettorali lo ha scurito in fretta e furia per raggiungere le tonalità rassicuranti e istituzionali del blu. Un “blu di governo”.

 

Raffaele Fitto per Noi con l’Italia – Udc da un lato recupera il vecchio scudo crociato, dall’altro non rinuncia al colore che va tanto di moda quest’anno sulle passerelle della politica: il blu notte.

 

Forza Nuova abbandona il nero del ventennio e si veste di blu. Resta però la tradizionale fiamma tricolore sfoggiata con orgoglio anche perché frutto di contese giudiziarie sulla proprietà del simbolo.

 

La medesima scelta è stata fatta da Giorgia Meloni per il restyling di Fratelli d’Italia. Un blu che oltretutto, specie nei vociferati manifesti elettorali, mette in risalto la chioma bionda e il verde dei suoi occhioni.

 

Civica Popolare di Beatrice Lorenzin è un casotto: colori accesi, un simbolo a chiazze (non sono i sintomi di una malattia virale ma i mini-loghi dei partitini che compongono la fratellanza), eppure ha scelto comunque di appoggiarsi al blu notte, almeno per lo sfondo attorno al simbolo, che però non comparirà da nessuna parte, tanto meno sulla scheda.

 

Tra le formazioni minori, si affida al blu – però elettrico – Mario Adinolfi per il suo Popolo della famiglia che, pur ostentando con fierezza il fatto di non appartenere né alla destra né alla sinistra, confluisce nel novero di partiti monocromatici.

 

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Ancora “blu”, ma non dovevamo vederci più?

A questo punto bisogna capire perché la stragrande maggioranza delle forze politiche in corsa per il 4 marzo abbia scelto di affidarsi al blu.

Con ogni probabilità perché è rilassante: calma istintivamente chi lo osserva. In natura, quella tinta e le sue sfumature non sono abbinati a eventi pericolosi come possono esserlo altri colori (per esempio il giallo e il nero, si pensi alla livrea delle vespe, oppure il rosso che, nel caso dei funghi o delle bacche, può indicare un cibo potenzialmente non commestibile). È blu il cielo notturno, è blu il mare: paesaggi di fronte ai quali l’occhio umano, dopo milioni di anni di evoluzione, tende a rasserenarsi, a non mandare impulsi allarmanti al cervello.

 

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Numerosi cromatologi consigliano persino di tinteggiare le pareti della propria camera di blu per alleviare disturbi come l’ansia e l’insonnia. Ma qui si rischia di addentrarci in un tema sconfinato come quello della cromoterapia.

Il simbolo dei partiti deve risaltare sulla scheda e, contemporaneamente, rilassare. L’indeciso, l’elettore che entra in cabina e non ha la minima idea della casella che barrerà da lì a poco, deve essere conquistato nella frazione di alcuni istanti.  Riuscirci è fondamentale visto che la partita sarà determinata proprio dal voto di chi non ha ancora le idee chiare.

Appare evidente, dunque, che gli esperti in comunicazione visuale cui i maggiori partiti si sono affidati hanno consigliato di optare per il blu notte. Sarà interessante capire se un colore così inflazionato in questa tornata elettorale riuscirà davvero nell’impresa – titanica – di catturare l’occhio dell’elettore, soprattutto in una scheda che rischia pericolosamente di essere quasi completamente monocromatica.

 

Chi non si affida al blu?

Liberi e Uguali di Pietro Grasso, che nel simbolo ha il rosso acceso tradizionale della sinistra mentre per la campagna elettorale si è avvalso di colori indefinibili tra l’ocra (?) e il verde acqua.

 

+ Europa di Emma Bonino, dal logo Arlecchino (sarebbe stato il solo ad avere il diritto di sfruttare il blu tranquillizzante della bandiera europea).

Abbiamo poi Potere al popolo di Viola Carofalo che, nonostante le velleità di resuscitare quella che fu la sinistra massimalista, più che il rosso sfrutta il bordeaux, un rosso vinaccia.

Infine, 10 volte meglio di Andrea Dusi opta per l’arancione.